Eventi / Events
Andrea Rivera
“Teatro Canzone Anarcoide”
Sabato 17 ottobre, alle ore 21.30
Andrea Rivera è attore e cantante, conosciuto anche per i suoi interventi comici (nei panni di un "citofonista") nella trasmissione di Serena Dandini “Parla con me”, di cui ha interpretato anche la sigla finale.
A Roma è molto noto come animatore delle notti trasteverine in numerosi locali e per le strade, dove si è esibito come chitarrista, cercando un nuovo modo di comunicare basato sulle tecniche degli artisti di strada e del teatro-canzone. Proprio questo filone teatrale da lui ripercorso sulla scia di Giorgio Gaber, con il quale critica con toni forti le mode e i costumi della società di oggi, gli è valso nel 2004 la menzione della giuria al Premio Gaber, per "talento e coraggio".
Al cinema, è stato uno dei protagonisti del film “Dentro la città” di Andrea Costantini, nel 2004 ed è stato inoltre fra gli interpreti del film per la tv “Il generale” di Giorgio Capitani. Nel 2006 ha condotto, su SkyTV, il programma “Iride Caffè”.
È stato, nel 2006 e nel 2007, tra i conduttori del tradizionale concerto del Primo Maggio a Roma in occasione della festa del lavoro. Nel 2007 ha ricevuto il Premio per la Satira Televisiva e nel 2008 il Premio Paolo Borsellino per l’impegno civile nel teatro.
Bad Luck Rappers
Domenica 18 ottobre, alle ore 18.30
Il gruppo rap Bad Luck Rappers è composto da 4 ragazzi che vengono dal campo profughi Deheishah. Cominciano a registrare le loro canzoni nello studio Ibdaals, e compongono 30 canzoni che parlano di politica, società e della storia dei rifugiati, specialmente del diritto al ritorno, e anche della questione palestinese in generale. Essi cercano di diffondere il loro messaggio al Mondo attraverso il Rap, e non solo, hanno anche un video che parla della lotta palestinese dopo la costruzione del Muro della Discriminazione , e questo video si trova già su internet.
Nel suo nuovo album in preparazione ci saranno 10 canzoni che parlano delle differenti lotte che che la popolazione palestinese sostiene nella vita di ogni giorno, che sono esaminate dalla band. È una band politica che scrive e produce musica autonomamente, e ha scelto il rap per esprimere la loro lotta e la contestazione dell'occupazione, scegliendo il rap come strada per creare un cambiamento e uno sviluppo, e generare una qualche consapevolezza politica, che non è sufficiente nella menti dei giovani, nella comunità palestinese.
Speciale “Focus Palestina”
Incontro con i Combatants for Peace
Domenica 18 ottobre, dalle 10 di mattina in poi
I Combatants for Peace (Combattenti per la Pace) hanno scelto la strada più difficile e spesso meno praticata: la strada della non violenza. Nato nel 2005, il movimento dei CfP è composto da palestinesi che avevano sposato la causa della lotta armata e israeliani che hanno fatto parte delle Forze di Difesa israeliane. Attualmente il numero totale dei membri ha superato il mezzo migliaio, e il comitato direttivo è composto da sei israeliani e sei palestinesi.
Un'occhiata al loro sito www.combatantsforpeace.org dà la misura dello spirito che muove ogni loro iniziativa: la necessità di cessare l’occupazione e ogni forma di violenza, l’educazione all’ascolto e al rispetto attraverso letture pubbliche e racconti di veterani di entrambi gli schieramenti, la creazione di progetti per l’educazione alla non violenza, la richiesta della nascita di uno Stato palestinese affianco a quello israeliano, con capitale Gerusalemme Est.
Il palestinese Raed Hadar e l’israeliano Roni Segoly saranno ospiti d’onore dello speciale “Focus Palestina”
Crisi alimentare : tra emergenza e sviluppo sostenibile
Giovedì 15 ottobre, ore 18.00, sala convegni
“Non si vende la terra sulla quale il popolo cammina”
Tashunka Witko (1840-1877)
Il festival della biodiversità si aprirà con un incontro pubblico il 15 ottobre organizzato dal COCIS e coordinato da Crocevia dove saranno invitati a partecipare Ong nazionali ed internazionali.
La Fame nel Mondo nei passati cinquanta anni è stata affrontata dai paesi ricchi con una politica prevalentemente emergenziale. Le agenzie governative internazionali hanno investito enormi quantità di risorse economiche senza giungere a risultati soddisfacenti.
Il problema della fame nel mondo infatti sembra aver raggiunto esiti ancor più gravi: il Millennium Development Goals delle Nazioni Unite (firmato da 191 stati membri dell’ONU nel settembre del 2000) prevede di dimezzare, dal 1990 al 2015, il numero di persone che soffrono il problema della mal nutrizione. Ad oggi però le previsioni non sembrano avere un felice futuro: oltre 1 miliardo e 300 milioni di persone continuano ad essere vittime di questo grave problema.
Negli ultimi anni, il mondo della società civile, che si occupa ugualmente della crisi alimentare mondiale, ha iniziato un percorso diverso al fianco delle organizzazioni di base dei paesi storicamente “beneficiari” degli aiuti alimentari.
Dal 1996, forum di Roma sull'alimentazione, il concetto di “Sovranità alimentare” è diventato il riferimento per ONG, associazioni di categoria e sindacati contadini che ugualmente lottano per ridurre la fame nel mondo.
Il confronto tra politiche di emergenza e pratiche di cooperazione condivise e rispettose delle realtà locali, è sicuramente oggi un passaggio inevitabile per chi opera per ridurre la crisi alimentare.
Dal nostro punto di vista è fondamentale che si operi per uno sviluppo equilibrato e integrato al contesto sociale e culturale, che preservi e recuperi le ricchezze dell'agrobiodiversità come politica agricola sostenibile, che rispetti le tradizioni del Paese nel quale si interviene.
Progetti dunque che riflettano l’etica e i diritti dichiarati nel Manifesto della Sovranità Alimentare, ovvero di quella comune battaglia della cooperazione che lotta per:
“.. il diritto dei popoli a un'alimentazione sana, nel rispetto delle culture, prodotta attraverso metodi di produzione sostenibili e rispettosi dell'ambiente e anche il diritto a definire i propri sistemi agricoli e alimentari”.
Dichiarazione di Nyéléni - Forum mondiale sulla Sovranità alimentare, 2007
Mostra “Dunum - Terra di Palestina’ a cura di Luca Tommasini
Dal 15 al 18 ottobre
Foto di Luca Tommasini
Testo di Pascal Janovjak
Distretto di Jenin, nord della Palestina. Se il fotografo avesse spostato la macchina di pochi gradi, l’obiettivo avrebbe inquadrato colonie, by-pass roads , il muro.
Ma Luca Tommasini non è fotoreporter, non è venuto qui alla ricerca di un cliché-choc. Lui in Palestina ci vive, ci lavora. Ha tempo. Il suo approccio è paziente, rispettoso, pudico. Se non si vedono i volti delle donne, è perché si sono tenute in disparte. Qui la vera regina è la terra. Onnipresente nelle rughe solcate al ritmo del lavoro dei campi, lentamente, nei volti bruciati dal sole, nella fierezza degli sguardi di chi sa dov’è il proprio posto, da generazioni, sotto il cielo immenso.
Serie di immagini portate dalla distesa degli spazi, sequenze che suggeriscono una narrazione : un uomo coi piedi piantati per terra, che fissa l’obiettivo, poi preso dalla rabbia alza il braccio a mostrare questa terra che ha preso il volo, leggera come una nuvola, trasportata troppo lontano, dietro una barriera, e che ormai avrà bisogno di un permesso per essere coltivata. Terre violate da strade, terre sbarrate, asfaltate, rese sterili in poche ore.
Divario stupefacente, mi dice Luca, tra la brutalità delle espropriazioni e la concezione del tempo contadino. Un ulivo impiega dieci anni a dare un rendimento sufficiente. Il tempo scorre lento per questi uomini, per questo vecchietto di 85 anni che la moglie aiuta nei campi. A volte le sue braccia nodose non ce la fanno più ,ma non lo dirà. Si continuerà, si pianteranno ulivi, mandorli, si costruiranno muretti per contenere la terra, trattenere l’acqua.
Muretti in pietra secca, costruiti a mano.
Luca Tommasini. Fotografo freelance dall’età di vent’anni. Ha iniziato a raccogliere storie della Palestina sin dai suoi primi viaggi nella regione nel 2003, raccontando il conflitto dal punto di vista politico e militare, nei suoi dettagli economici ma soprattutto sociali, spesso dimenticati dalla comunicazione di massa. Al momento vive a Roma e lavora per l’Ong italiana Centro Internazionale Crocevia, per la quale cura inoltre la copertura fotografica dei suoi progetti in corso.
La mostra ‘Dunum, terra di Palestina’ si potrà visitare durante tutta la durata del festival.
Marcia Theophilo
'Verso la terra dove non si muore, in marcia il popolo amerindio...' Lettura di poesie in lingua originale e in italiano.
Domenica 18 ottobre, ore 17.00
Márcia Theóphilo è nata a Fortaleza, in Brasile. Ha studiato in Brasile e in Italia dove si è dottorata in antropologia.
Tutta la sua opera si inspira alla foresta amazzonica, ai suoi popoli, ai suoi miti, ai suoi alberi ed animali e al impegno di salvare il patrimonio naturale e culturale della foresta alla denuncia della sua distruzione.
La sua infanzia è stata influenzata dalla nonna paterna - che viveva in Acre, Amazzonia - che è stata la prima persona che le ha raccontato i miti della foresta , le grandi visioni del fiume, le voci del vento, le metamorfosi della luna, mettendola in sintonia con la polifonia delle voci della natura. Da allora si è sempre interessata ai problemi dell’Amazzonia e degli indios, volendo capire a fondo quest’umanità così pura nella sua origine e per questo seriamente minacciata dal degrado ed esposta a grandi pericoli. Attraverso i racconti di suo padre e di sua nonna ha compreso il significato del suo profondo legame con la foresta.
Nel suo lavoro fa una fusione tra memoria emotiva e memoria culturale, tra poesia e documentazione, tra mondo arcaico e mondo contemporaneo, creando un tutt'uno in cui tutte queste materie si compenetrano.
Dal 2009 è Membro Onorario dell'Accademia Mondiale della Poesia. Marcia è candidata al premio Nobel per la sua battaglia di una vita a favore della foresta Amazzonica, degli indios e di tutto l’ambiente naturale.
Marcia Theophilo interverrà al Festival della Biodiversità il 18 Ottobre (17.30 ore) per raccontare la sua battaglia per salvare l'Amazzonia. Leggerà le sue poesie in lingua originale e italiano. Sarà presentata dal giornalista e scrittore Fabrizio Carbone.
Mercato contadino di prodotti biologici
Sabato 17 ottobre, dalle 10.00 di mattina fino al tramonto
Il mercato rappresenta un momento di comunicazione straordinario tra agricoltori e consumatori per far conoscere direttamente ai cittadini le caratteristiche e il lavoro necessario per realizzare le produzioni biologiche. È anche un momento importante di protagonismo e partecipazione dei piccoli produttori agricoli, che rivendicano il diritto alla sovranità alimentare e ad una gestione equa delle risorse ambientali e naturali.
L'agricoltura biologica rappresenta un'alternativa concreta e sostenibile alle logiche del mercato globale e uno strumento efficace per combattere la fame garantendo allo stesso tempo la sicurezza alimentare e la biodiversità: il biologico favorisce il legame con il territorio e, oltre a tutelare noi consumatori, riduce drasticamente l'esposizione diretta ai pesticidi dei lavoratori agricoli di tutto il mondo favorendo lo sviluppo di un mercato redditizio e fondato sulla salute.
Una grande occasione per sottolineare l'esigenza di un’ agricoltura costruita dal basso, nel rispetto della terra e della dignità di chi ci vive e lavora sopra. Scendere in piazza con i propri prodotti è quindi il modo più semplice, che i contadini hanno, per incontrare i consumatori in modo diretto, aggirando le maglie della distribuzione e costruendo una rete di scambio alternativa.
Esposizione temporanea dei prototipi elaborati nel workshop “10, 100, 1000 Pallet”
Dal 15 al 18 ottobre
Il Laboratorio Linfa, assieme agli studenti dell'Isia (Industrial Design) di Roma, propone per la seconda volta, nel V Municipio di Roma, un progetto didattico, improntato sull'educazione al riuso, sulla valorizzazione e la diffusione di principi ecologici.
Il workshop nasce come luogo d'incontro per aspiranti designer della nuova era della sostenibilità; si materializza in una combinazione di creatività, ingegno ed arte, nel rispetto dell'ambiente. Il materiale principe impiegato è il pallet, solitamente utilizzato per il trasporto merci. Con l'obbiettivo di sovvertirne il solito ciclo di vita, il legno usato, invece di essere smaltito in discarica o lavorato per creare semilavorati di seconda scelta, viene impiegato per la produzione di nuovi oggetti di uso comune. Vengono disegnati e realizzati mobili che si fanno portatori di messaggi etici; il legno ritorna a vivere, carico di significati, di tracce indelebili da esaltare, e non da nascondere.
Tenutosi dal 28 giugno al 5 luglio 2009, a Parco Meda (Monti Tiburtini), il laboratorio all'aperto ha prodotto anche quest'anno diversi prototipi, che in occasione del Festival Internazionale della Biodiversità saranno nuovamente esposti al pubblico. Una piccola mostra fotografica permetterà al visitatore di comprendere a pieno lo spirito dell'iniziativa.
Mostra “Ars et Natura” - Artisti italiani sulle tracce delle meraviglie della Natura
Dal 15 al 18 ottobre
Durante gli ultimi anni si è delineata una nuova realtà nel panorama culturale italiano: quella dell’arte natura listica. Alcuni artisti figurativi hanno scelto di lavorare dal vero in luoghi di grande interesse naturalistico; si tratta di illustratori e pittori, collaboratori di Oasi e Parchi, specialisti in riproduzioni di piante, animali e ambienti, che non portano nello zaino la videocamera o la macchina fotografica, ma binocolo, pennelli e pigmenti, carta e matite.
Lavorano insieme sul campo, per condividere l’esperienza e confrontarsi, incoraggiati e motivati dall’ottimo riscontro ottenuto dalle loro opere, sia a livello espositivo che editoriale. Viaggiano ed espongono anche all’estero, dove il rapporto con la fauna selvatica e l’ambiente riesce ad essere più diretto e vivo. Tornati a studio, ricreano pazientemente la magia dell’infinita varietà di forme e di colori che la Natura regala per la nostra meraviglia. Nasce così “Ars et Natura”, una sigla che riunisce, sotto le sue ali, un nucleo affiatato di naturalisti-artisti, mossi dalla convinzione che Natura e Cultura possano fondersi a reciproco vantaggio e produrre risultati duraturi.
Il gruppo è composto da Fabio Ascenzi, Fabrizio Carbone, Livia Chioccarelli, Concetta Flore, Federico Gemma, Massimiliano Lipperi, Stefano MaugerI, Graziano Ottaviani, Fulco Pratesi, Marco Preziosi, Iole Eulalia Rosa ed Alessandro Troisi.
L’impegno e la passione dimostrate dal gruppo di artisti naturalisti italiani è stato da tempo riconosciuto e sostenuto da importanti Istituzioni, come il Museo di Storia Naturale di Genova, il Museo di Zoologia di Roma, il Bioparco di Roma, il Parco Nazionale d’Abruzzo, che hanno patrocinato una serie di mostre naturalistiche di enorme successo. La Mostra “La natura in punta di pennello”, allestita a Genova nel 2001, ha accolto quindicimila visitatori ed è stata prorogata di oltre un mese. Le attività e le opere di questi artisti sono state trattate da riviste come Airone, Gardenia, trasmissioni TV come Geo&Geo, quotidiani nazionali.
Il gruppo Ars et Natura sarà presente durante tutto il festival con una trentina di opere. Inoltre, il sabato e la domenica tre artisti saranno sempre presenti nello spazio dedicato alla mostra per interagire con il pubblico, e far disegnare e dipingere i ragazzi e bambini che vorranno seguirli e divertirsi.
Takadum Orchestra
Venerdì 16 ottobre, ore 19.00
La "Takadum Orchestra" è un progetto ideato all’inizio dell’estate del 2007.
L’Orchestra, composta da un numero variabile di elementi, da 7 a 15, suona strumenti della tradizione musicale nordafricana e vicino-orientale (darbuka, daf, riq, davul, etc.); le composizioni, tutte originali, si collocano nell’ambito della musica araba per danza e dei diversi tipi di folklore arabo, non rinunciando però ad un lavoro di contaminazione con altre realtà musicali del Mediterraneo, dal Sud Italia alla Grecia. Dal momento del suo esordio, l’Orchestra si è già esibita per spettacoli di danza orientale in alcuni teatri romani e in varie manifestazioni all’aperto (“La Notte Bianca”, Roma 2007; "Roma Incontra il Mondo", Villa Ada, Roma 2009; "Festival del mondo arabo", Crotone 2009).
La scelta di muoversi nell’ambito del non professionismo è stata consapevolmente voluta e perseguita. Troppe volte progetti e idee musicali, seppur brillanti, si sono arenati ed estinti di fronte ai calcoli economici o ai troppi impegni di chi, come me del resto, fa della musica la propria professione. Nel caso della Takadum Orchestra, quindi, sono stati preferiti, all’esperienza e alla tecnica, l’entusiasmo e la spontaneità di chi suona esclusivamente per passione.
www.takadumorchestra.it
Têtes de Bois
Venerdì 16 ottobre, ore 21.30
Têtes de Bois è una band molto speciale, un sestetto composto di voce, tromba, contrabbasso, piano e fisarmonica, chitarra, set percussivo. Una storia fatta di amici e compagni di viaggio, di strade e svincoli, di luoghi impropri, di Berlino e di Parigi, di periferie, di concerti sulle scale mobili nei sotterranei dei metrò, di un camioncino del 1956, di fabbriche abbandonate, di interventi estemporanei sui tram, nelle stazioni ferroviarie, ma anche di club, centri sociali, teatri e festival prestigiosi.
Per Têtes de Bois l’evoluzione della propria musica passa attraverso la ricerca di un’”altra“ formula, fatta di parole e suoni catturati nei luoghi della quotidianità‚ di transito, una formula attenta ai segnali, aperta alle sollecitazioni e alle inquietudini, pronta alla messa in gioco senza reti.
Têtes de Bois nasce il 15 febbraio del 1992 con un concerto su un vecchio camioncino Fiat 615 NI del 1956, acquistato da un rigattiere e diventato palco ambulante, in Piazza Campo de’ Fiori, sotto la statua di Giordano Bruno. Suonavano e cantavano le canzoni di Ferré e Brassens, le poesie musicali di Baudelaire. Da allora tanta strada, chilometri e chilometri, e cinque dischi.
Nel ‘94 “E anche se non fosse amore”, seguito nel ’97 da “Pezzi di ricambio”, primo disco di brani originali firmati dal gruppo.
Il terzo lavoro, “Ferré, l’amore e la rivolta”, nato dall’incontro fruttoso con un grande amore musicale, frutta al gruppo più di 20.000 copie vendute tra Italia e Francia e la vittoria al Premio Tenco della Targa come migliori interpreti nel 2002. Nel 2004 è poi la volta di “Pace e Male”, un doppio intenso e poetico, sospeso tra impegno non retorico e leggerezza. Nel 2007 l’uscita di “Avanti Pop”, disco nato dalle assi dell’omonimo progetto che da due anni porta il gruppo sul vecchio camioncino in giro per l’Italia violata e riscattata del mondo del lavoro, vale ai Têtes la seconda vittoria della Targa Tenco nella categoria interpreti, il premio P.I.M.I. per il miglior tour e il Premio Matteo Salvatore. Nel 2008 è uscito “Avanti Pop – I diari del camioncino”, libro + dvd” che racconta il viaggio, gli ospiti, le storie incontrate in questo singolare percorso artistico.
Nella primavera del 2009 è uscito per la casa editrice Ediciclo “I Riciclisti”, romanzo sulla bicicletta di Andrea Satta che contiene in allegato un Ep di 4 canzoni inedite dei Têtes de Bois sulla bicicletta.
Andrea Satta, già inviato del Tour de France per il Manifesto nel 2008, ha seguito l’edizione del Centenario del Giro d’Italia del 2009 e del Tour de France sempre 2009 come corrispondente dell’Unità insieme a Sergio Staino.
I Têtes de Bois hanno inoltre fatto parte del cast del film “Le ombre rosse” di Citto Maselli presentato alla Mostra internazionale del cinema di Venezia del 2009.
Un posto a parte meritano i progetti speciali dei Têtes de Bois, oltre che musicisti e autori di colonne sonore ideatori e coordinatori di eventi: i concerti muti allo zoo nella vasca delle otarie, i concerti estemporanei sulle biciclette e nelle metropolitane, il progetto “Sotto il Cielo di Roma e Berlino”, i festival “All’incontrario va”, “Ferrovia dell’Allume” e “Stradarolo” (festival di arte su strada ideato e diretto nel decennio 1997-2007 nell’area Prenestina), il progetto europeo Polymachina.
Sul fronte del teatro hanno firmato per una rassegna dell’ETI lo spettacolo teatral-musicale “Buongiorno Arturo”. Nel 2007 hanno realizzato il progetto artistico “TRAMiamo” sul treno della ferrovia Roma – Pantano e nel dicembre 2007 ha inaugurato il nuovo progetto di respiro mondiale “41° Parallelo” Culturale “, divenuto Officina Culturale stabile della Regione Lazio nel 2008.
I Têtes de Bois sono: Andrea Satta, voce; Carlo Amato, basso; Angelo Pelini, pianoforte e tastiere; Luca De Carlo, tromba; Maurizio Pizzardi, chitarre; Lorenzo Gentile, batteria; Raniero Terribili, fonico; Fabio Lauteri, comunicazione; Anna Maria Piccoli, architetture umane.
In occasione del Festival, venerdì 16 ottobre, alle ore 21.00, i Têtes de Bois si esibiranno con un particolare spettacolo
Per info: www.avantipop.itwww.myspace.com/tetesdebois